Radiologia interventistica
Che cosa è?
La Radiologia Interventistica è una disciplina medica mini-invasiva che consente di eseguire procedure diagnostiche e terapeutiche attraverso accessi cutanei di pochi millimetri, utilizzando la guida di tecniche di imaging avanzate come ecografia, TC e fluoroscopia. E’ così possibile raggiungere con precisione organi e strutture profonde, offrendo in molti casi un’alternativa efficace alla chirurgia tradizionale.
Perché scegliere la Radiologia Interventistica
- Minima invasività, con accessi cutanei estremamente ridotti.
- Recupero più rapido, con tempi di degenza e convalescenza generalmente brevi.
- Maggiore sicurezza, anche per pazienti fragili o non candidabili a interventi chirurgici convenzionali.
Principali ambiti di applicazione
- Patologie endovascolari: trattamento di fibromi uterini, varicocele maschile e femminile, emorroidi e ipertrofia prostatica e aneurismi.
- Procedure extravascolari: biopsie mirate, drenaggi di raccolte e ascessi, posizionamento di stent e cateteri nelle vie urinarie/ biliari.
- Oncologia interventistica: embolizzazione e termoablazione di tumori del fegato, polmone, rene e osso.
- Terapia del dolore: vertebroplastica percutanea; cifoplastica percutanea; cordotomia percutanea e altre procedure mini-invasive per il controllo del dolore cronico.
L’obiettivo della Radiologia Interventistica è offrire trattamenti efficaci, personalizzati e meno invasivi, migliorando la qualità di vita del paziente e riducendo i tempi di ripresa.
Referenti per la radiologia interventistica sono il dottor Franco Valenza e la dottoressa Valentina Bova.
Cordotomia percutanea TC-Guidata
La cordotomia percutanea TC-guidata è una procedura mini-invasiva di radiologia interventistica che offre un sollievo immediato nei pazienti affetti da dolore oncologico severo unilaterale e resistente alle terapie farmacologiche convenzionali.
Il dolore cronico, in particolare quello correlato a patologie tumorali avanzate, può compromettere profondamente la qualità di vita del paziente. In alcuni casi si manifesta come dolore episodico intenso scatenato da movimenti o attività quotidiane e spesso poco controllabile con i farmaci oppioidi.
La cordotomia rappresenta una soluzione efficace per il trattamento di questo tipo di dolore. La procedura consiste nell’interruzione selettiva delle vie del dolore nel midollo spinale a livello cervicale (spazio compreso tra C1 e C2) mediante un sottile elettrodo a radiofrequenza, ed è eseguita con guida TC ed in anestesia locale.
Vantaggi della procedura
● Riduzione significativa del dolore anche nei casi più complessi.
● Procedura mini-invasiva eseguita in anestesia locale.
● Rapido recupero post-trattamento.
● Riduzione del fabbisogno di farmaci analgesici.
● Miglioramento della qualità di vita del paziente.
Quando è indicata
La cordotomia è particolarmente indicata nei pazienti con dolore unilaterale, localizzato orientativamente dalla spalla in giù e con netta prevalenza di un emisoma (un lato del corpo), es. sindrome da infiltrazione dell’articolazione coxo-femorale o scapolo-omerale, che non risponde adeguatamente alle terapie farmacologiche o ad altri trattamenti antalgici.
L’accurata selezione del paziente e l’esecuzione da parte di operatori esperti consentono di ottenere elevati livelli di efficacia e sicurezza, rendendo questa tecnica una delle opzioni più avanzate nel controllo del lorore nel paziente oncologico.
Embolizzazione dei fibromi uterini
Cos’è l’embolizzazione dei fibromi uterini.
È uno dei trattamenti disponibili per curare i fibromi uterini sintomatici.
I fibromi (o miomi) uterini sono neoformazioni solide benigne che originano
dal tessuto muscolare dell’utero.
Lo scopo dell’embolizzazione delle arterie uterine è di eliminare l’apporto vascolare con
conseguente necrosi ischemica della lesione fibromatosa.
È una procedura mininvasiva che viene eseguita con paziente sveglio ma opportunamente sedato,
pertanto, il paziente non percepisce dolore durante la procedura.
L’embolizzazione delle arterie uterine viene eseguita da un radiologo interventista, esperto e
qualificato nell’eseguire procedure sotto guida dei raggi-X e nell’interpretare le immagini da essi
prodotte.
L’embolizzazione delle arterie uterine viene eseguita solitamente nei reparti di radiologia e nello
specifico in una sala di radiologia interventistica.
Come funziona l’embolizzazione?
L’embolizzazione dei fibromi uterini consiste nell’occludere in modo selettivo i vasi sanguigni che
apportano nutrimento ai fibromi, privandoli così dell’apporto di sangue da cui traggono
nutrimento per crescere .
Quando i fibromi vengono privati dell’apporto vascolare, vanno incontro a necrosi (muoiono), si
riducono di dimensioni e calcificano.
I sintomi che provocavano in precedenza quali forti emorragie durante il ciclo mestruale, senso di pesantezza in sede pelvica, frequenza minzionale ecc. diventano meno fastidiosi o scompaiono del tutto.
Il radiologo interventista utilizza un piccolo catetere, inserito all’interno dell’arteria uterina
principale, attraverso il quale vengono iniettate delle microscopiche particelle che bloccano il
flusso di sangue e il nutrimento al fibroma. Queste particelle somigliano a fini granelli di sabbia.
Le particelle (di alcool polivinilico PVA) rappresentano un presidio medico sicuro approvato dalla
comunità scientifica. Sono utilizzate da più di 25 anni senza nessun evento avverso riportato.
Chi è candidato alla procedura?
Donne con fibromi che determinano sintomi quali:
● abbondante perdita di sangue durante la fase mestruale del ciclo (menorragia) o
indipendente e al di fuori del flusso mestruale (metrorragia) con conseguente
anemizzazione cronica.
● dolore addominale e senso di pesantezza in sede pelvica.
● sintomi urinari quali aumentata frequenza delle minzioni e incontinenza urinaria.
● disturbi intestinali (rari).
I fibromi uterini in assenza di sintomi non richiedono alcun trattamento.
Fertilità e gravidanza
Dal momento che gli effetti dell’embolizzazione delle arterie uterine su fertilità e gravidanza non
sono ancora ben conosciuti, è fortemente raccomandato che le donne che eseguono
l’embolizzazione abbiano già soddisfatto il desiderio di maternità.
Attualmente, ci sono dei trials clinici in corso, per valutare l’effetto sulla fertilità
dell’embolizzazione in donne che non hanno ancora avuto figli; in queste donne, la rimozione
chirurgica dei fibromi (miomectomia) potrebbe essere la migliore scelta.
Insorgenza precoce della menopausa dopo l’embolizzazione.
In circa l’1-5% delle donne, può verificarsi la menopausa poco dopo l’embolizzazione. La stessa
percentuale (1-5%) è stata verificata anche per l’intervento chirurgico (isterectomia).
Fino ai 40 anni, l’incidenza della menopausa dopo l’embolizzazione è rara, circa l’1%.
Dopo i 40 anni l’incidenza della menopausa dopo l’embolizzazione, comincia lentamente ad
incrementare:
– 40-45 anni approssimativamente 1-5%
– 45-50 anni approssimativamente 5-10%
– dopo 50 anni approssimativamente 20% o più.
Benefici dell’embolizzazione
● Non è un intervento chirurgico
● È una procedura mininvasiva
● Non è richiesta anestesia generale
● Consente di preservare la funzione uterina e ovarica
● Ha un minore tempo di recupero rispetto agli altri trattamenti (embolizzazione 1-2
settimane VS isterectomia 6 settimane)
Rischi e possibili effetti collaterali dell’embolizzazione
Rischi legati al cateterismo delle arterie uterine .
Il catetere potrebbe causare:
● danno ai vasi sanguigni
● ematomi o sanguinamenti nel sito di ingresso
Quando eseguito da un radiologo interventista esperto, il rischio di ognuno di questi eventi è
minore dell’1%. In generale il rischio dell’embolizzazione è stato dimostrato essere minore rispetto all’intervento chirurgico di rimozione totale dell’utero (isterectomia).
Sindrome post-embolizzazione
Questo effetto collaterale si verifica spesso, è molto lieve e dura solo per pochi giorni, comprende:
● febbre per 5-7 giorni
● malessere generale, debolezza per 1-2 settimane.
Passaggio di tessuto fibromatoso
Infezione
Locale o sistemica; sarà programmata una opportuna profilassi antibiotica che continuerà anche nella settimana successiva alla procedura.
Embolizzazione non target
Il materiale utilizzato per l’embolizzazione potrebbe occludere vasi di organi adiacenti (ovaie o cute), evenienza anch’essa molto rara (<1:1000 pazienti)
Embolia polmonare
È la complicanza temibile più frequente (incidenza 1/400) dovuta all’ipercoagulabilità (formazione di coaguli nei vasi sangugni) transitoria legata all’intervento. Nelle pazienti ad alto rischio verrà considerata la profilassi con eparina a basso peso molecolare.
Ricovero in ospedale
L’embolizzazione è una procedura che richiede 2-3 giorni di ospedalizzazione ed è eseguita in sala di radiologia interventistica sotto sedazione cosciente (la paziente sara’ sveglia ma con sensazione di sonnolenza).
Follow-up
Per quanto riguarda il follow-up, ovvero le visite di controllo, è previsto un appuntamento con il ginecologo 3 mesi dopo la procedura dove sarà effettuata un’ecografia.
Sarà richiesta a 6 mesi dalla procedura una risonanza magnetica della pelvi con mezzo di contrasto.
Il successivo appuntamento sarà 12 mesi dopo.
Fondazione Istituto G.Giglio di Cefalù