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giovedì 19 settembre, 2019

Lascia l'Inghilterra e sceglie Cefalù

Edizione del 28/06/2019 Estratto da pag. 15

LA STORIA

Viva l' Indiilterra. Ma meglio Cefalù

di Giusi Spica

II viaggio all'incontrano di Lupparelli, ortopedico di grido che tornato da Londra ha scelto il Giglio: "La sfida è crescere qui"

Ha lavorato fianco a fianco con uno dei luminari dell'Ortopedia italiana, Gianfranco Fineschi, chirurgo di Papa Wojtyla. Poi, come molti giovani promesse della Medicina, ha messo il bisturi e le ambizioni in valigia ed è volato in Ingnilterra per fare carriera. Dopo aver lavorato per dieci anni in grandi centri ospedalieri inglesi, adesso Stefano Lupparelli, 53 anni, umbro di nascita, è tornato in Italia e ha scelto l'ospedale Giglio di Cefalù.

Una storia in controtendenza, in un momento in cui la Sicilia e l'Italia tutta affrontano la carenza di camici bianchi che è ormai diventata un'emergenza nazionale. Si pensa di richiamare i pensionati in corsia, di ricorrere ai medici militari, di aumentare le borse di specializzazione. Soprattutto di frenare la fuga dei neo-laureati che altrove trovano condizioni di lavoro migliori e stipendi più alti.

Lupparelli invece è tornato per nostalgia: «Si può anche andare fuori per fare un'esperienza professionale, ma poi la mancanza di casa si sente. Ed è bello mettere a dispo sizione del proprio Paese l'esperienza acquisita all'estero». Specializzato in Ortopedia al Gemelli di Roma, ha lavorato per sette anni a Perugia in un ospedale del Vaticano e per tré anni a L'Aquila al fianco di un altro luminare della Chirurgia ortopedica, il professore Vittorio Calvisi.

Dieci anni fa ha accettato la proposta di un'agenzia inglese ed è partito con la moglie a cercare fortuna. Ha lavorato prima nel Devon a Plymouth e poi nel Somerset a Shepton Mallet, dove si è occupato di chirurgia della spalla a 360 gradi, eseguendo oltre 4 mila interventi.

«Dovevo rimanere 12 mesi, sono rimasto dieci anni. Anche in Ingnilterra c'è una grave carenza di medici, cui cercano di far fronte con il ricorso a professionisti stranieri, soprattutto asiatici o dell'Est europeo. In Ingnilterra c'è un grande volume chirurgico e le opportunità di fare esperienza sono maggiori». Anche le paghe sono più allettanti: i contratti si aggirano fra 100 mila e 110 mila sterline l'anno.

Eppure Lupparelli ha deciso di tornare. Ha partecipato al bando della Fondazione Giglio e lo ha vinto, rifiutando altre proposte dal resto d'Italia: «Mi è piaciuta la visione di progettualità di questo management e il grosso spirito di appartenenza. Desidero mettere a servizio della popolazione siciliana la mia professionalità cresciuta all'estero. Non vedo motivi di guardare al nord Italia per cercare le cure quando si possono ricevere nella propria regione. Rappresenteremo una scelta e un'opportuni tà per i siciliani».

Non è un mistero che proprio l'Ortopedia sia la Cenerentola della sanità siciliana, la voce di spesa maggiore della mobilità passiva che sfiora i 200 milioni di euro l'anno. «Cercherò di dare il mio contributo», dice il chirurgo che prenderà servizio dal primo luglio. Una scelta voluta dal presidente della Fondazione Giovanni Albano: «Abbiamo condiviso un'univoca strategia con l'assessore alla Salute, Ruggero Razza: offrire l'opportunità a tanti cervelli in fuga di tornare nel nostro Paese ed offrire la loro professionalità nella nostra regione».

Chissà se la scelta in controtendenza farà proseliti. -g.sp. 


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La Fondazione

La Fondazione Istituto San Raffaele G. Giglio di Cefalù, oggi Fondazione Istituto G. Giglio di Cefalù, veniva istituita il 17 gennaio del 2003 attraverso una joint venture tra la Regione Siciliana, il Comune di Cefalù, l'Azienda USL 6 di Palermo, oggi Asp, e la Fondazione San Raffaele del Monte Tabor di Milano. Rappresentava uno dei primi modelli in Italia di sperimentazione pubblica-privata per la gestione di un ospedale pubblico, secondo quanto previsto dall'articolo 9 bis della legge n. 502 del 1992.

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Fondazione Istituto
G. Giglio di Cefalù

Contrada Pietrapollastra - Pisciotto
90015 Cefalù (PA)
Tel: +39 0921 920 111
PEC: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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