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martedì 20 ottobre, 2020

Ragadi Aanali

Cosa sono le ragadi anali e come si manifestano?

La ragade anale è un’ulcerazione della mucosa anale, di natura solitamente benigna, che si manifesta soprattutto a livello della commissura anale posteriore o con minor frequenza a livello della commissura anale anteriore, e in alcuni rari casi, la ragade può svilupparsi a carico dei settori laterali.
La ragade che insorge nei settori laterali dell’ano può porre il sospetto di malattie infiammatorie croniche intestinali come il morbo di Crohn, o infettive come la sifilide, la tubercolosi , la sindrome da immunodeficienza (AIDS), oppure di cancro ano-rettale.
La ragade molto spesso si accompagna a neoformazioni ano- perianali, quali la papilla anale ( all’interno dell’ano) o la marisca anale (skin tag), ovvero delle escrescenze mucoso o cutanee, a volte di aspetto polipode, solitamente benigne.
I sintomi della ragade anale comprendono il dolore e il sanguinamento, soprattutto post evacuazione, il prurito anale, la sensazione di ano umido e, in alcuni casi la sensazione di peso a livello anale.

ragadi anali

Come si formano le ragadi?

La ragade è causata da diversi fattori. Molto spesso il passaggio di feci dure e di diametro aumentato, associato ad uno scarso rilasciamento sfinteriale è la causa principale.
Altri fattori predisponenti possono essere identificati nella diarrea cronica ( irritante), nella scarsa vascolarizzazione della mucosa anale dovuta all’ipertono sfinteriale ( contrattura della muscolatura anale), oppure esiti cicatriziali di pregressi interventi chirurgici.

E’ necessario eseguire una visita proctologica per le ragadi?

Sì, per valutare se la ragade sia acuta ( ovvero insorta da meno di 6 settimane) o cronica, se ci siano caratteristiche di sospetto per altre malattie. Durante la visita proctologica, il chirurgo inoltre valuterà il tono dello sfintere, utile per delineare il trattamento più adeguato.

Quali terapie per la ragade anale?

In caso di ragade anale acuta, i trattamenti medici sono solitamente efficaci.
Innanzi tutto è necessario regolarizzare l’intestino, in modo da ottenere l’evacuazione di feci formate ma morbide ed attuare un’attenta igiene locale.
Sono disponibili diversi prodotti sottoforma di creme che hanno la funzione di indurre un rilassamento della muscolatura anale in modo da favorire una circolazione sanguigna adeguata a livello della zona e permettere quindi la guarigione della ragade e la riduzione del dolore.
Inoltre possono essere associati prodotti cicatrizzanti su consiglio dello specialista.
In casi selezionati può essere utile eseguire uno stretching della muscolatura anale mediante dei dilatatori acquistabili in farmacia, su prescrizione del medico.
Qualora la ragade sia cronica, oppure tutti i trattamenti medici abbiano fallito, è possibile eseguire un intervento chirurgico a scopo curativo.

Che interventi chirurgici si possono fare per la ragade?

In caso di marcato ipertono sfinteriale (spasmo della muscolatura anale) resistente alla terapia medica, l’intervento di scelta consiste nella sfinterotomia laterale interna. Durante questo intervento, vengono sezionate alcune fibre dello sfintere anale interno, in modo da allentare lo spasmo muscolare che mantiene la ragade.
E’ un intervento che si svolge in day Hospital, di solito in anestesia spinale.
I risultati di questo intervento sono superiori a qualsiasi terapia medica disponibile, ma l’indicazione va valutata attentamente dal chirurgo, in quanto la complicanza più grave di questo intervento può essere l’incontinenza (fino al 14%), soprattutto ai gas (fino al 9%) e alle feci liquide (2%).
In caso di normotono od ipotono sfinteriale l’intervento di scelta consiste nell’asportazione chirurgica della ragade e nella ricostruzione del canale anale mediante una plastica (anoplastica) con lembo muco cutaneo di scorrimento o in casi selezionati di lembo di scorrimento a diamante o a casetta (copertura della ragade con i tessuti vicini).

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La Fondazione

La Fondazione Istituto San Raffaele G. Giglio di Cefalù, oggi Fondazione Istituto G. Giglio di Cefalù, veniva istituita il 17 gennaio del 2003 attraverso una joint venture tra la Regione Siciliana, il Comune di Cefalù, l'Azienda USL 6 di Palermo, oggi Asp, e la Fondazione San Raffaele del Monte Tabor di Milano. Rappresentava uno dei primi modelli in Italia di sperimentazione pubblica-privata per la gestione di un ospedale pubblico, secondo quanto previsto dall'articolo 9 bis della legge n. 502 del 1992.

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